Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), comunemente detto liquidazione, è una quota di retribuzione differita accantonata mensilmente dal datore di lavoro. Spetta a tutti i lavoratori dipendenti (a tempo determinato e indeterminato) e viene erogato alla cessazione del rapporto di lavoro per dimissioni, licenziamento o pensionamento.
Prendi l'abitudine di controllare periodicamente la tua busta paga o la Certificazione Unica annuale. Monitorare le somme maturate ti aiuta a comprendere la portata del tuo paracadute finanziario e a valutare un eventuale anticipo per spese mediche o l'acquisto della prima casa.
Se sei neoassunto, valuta la tua propensione al rischio confrontando i regimi fiscali. Decidi se la tassazione ridotta dei fondi pensione (dal 15% al 9%) sia per te matematicamente più vantaggiosa rispetto alla tassazione separata ordinaria in azienda (minimo 23%) nel lungo periodo.
Pianifica in anticipo come gestire il capitale una volta incassato a seguito di un cambio impiego. Invece di lasciare grandi somme liquide e improduttive sul conto corrente, diversifica attivando conti deposito per assicurarti tassi di interesse bloccati che proteggano i tuoi risparmi dal carovita, nel rispetto delle tue esigenze di liquidità.
Il calcolo del TFR si ottiene dividendo la tua retribuzione annua lorda per un coefficiente fisso pari a 13,5. Questa regola, stabilita dall'art. 2120 del Codice Civile, è stata pensata per far sì che la quota accantonata corrisponda all'incirca a una mensilità per ogni anno lavorato, calcolando un'equa media tra i 12 mesi lavorativi standard e le mensilità aggiuntive (come tredicesima e quattordicesima).
Ecco i due passaggi essenziali per determinare la somma a te spettante:
Quota annua (accantonamento): si ottiene dividendo l'intero stipendio lordo annuale per il divisore fisso di 13,5. Questo equivale ad accantonare circa il 7,41% della tua retribuzione. Per determinare la quota netta effettiva, a questo risultato lordo devi poi sottrarre una ritenuta INPS dello 0,5% calcolata sull'imponibile contributivo, destinata ad alimentare il Fondo di Garanzia statale.
Esempio pratico: su una RAL di 25.000 €, la quota lorda accantonata è pari a 1.851,85 € (25.000/13,5). Sottraendo la ritenuta dello 0,5% (pari a 125 €), il capitale netto accantonato per quell'anno sarà di 1.726,85 €.
Rivalutazione: il capitale accumulato negli anni precedenti viene rivalutato al 31 dicembre di ogni anno. Il tasso applicato è composto da una quota fissa dell'1,5% e da una quota variabile pari al 75% dell'incremento dell'inflazione ISTAT.
Per monitorare la tua liquidazione, è sempre utile consultare periodicamente la tua Certificazione Unica o la busta paga, dove le cifre accantonate sono riportate in modo chiaro.
In prospettiva di lungo termine: i mercati finanziari e gli strumenti diversificati tendono storicamente a battere la rivalutazione aziendale nel tempo, offrendo inoltre accesso a un'aliquota fiscale d'uscita nettamente agevolata.
Le regole sulla previdenza e i tempi di erogazione cambiano drasticamente tra settore privato e pubblico. Nel settore pubblico si applica il regime di Trattamento di Fine Servizio (TFS) per tutti coloro che sono stati assunti a tempo indeterminato prima del 2001 (il TFR si applica ai dipendenti pubblici assunti a tempo indeterminato a partire dal 1° gennaio 2001, o a tempo determinato dal 30 maggio 2000).
A differenza del settore privato, i dipendenti pubblici non ricevono le somme immediatamente alla cessazione del rapporto. Il pagamento è differito da 12 a 24 mesi e viene rateizzato per importi elevati (due rate per somme tra 50.000 € e 100.000 €, tre rate oltre 100.000 €). A tal proposito, la recente ordinanza n. 25/2026 della Corte Costituzionale ha stabilito che questo differimento viola l'articolo 36 della Costituzione, privando il lavoratore di una retribuzione già maturata, e ha fissato una nuova udienza di verifica con l'INPS per gennaio 2027.
La tassazione sul TFR incide tramite un regime di tassazione separata (con aliquota minima del 23%), evitando che l'importo si sommi al reddito IRPEF ordinario dell'anno in corso e generi un balzo di scaglione.
Il prelievo fiscale si articola in due componenti distinte da conoscere:
Sul capitale accumulato: il tuo datore di lavoro applica un'imposta provvisoria alla cessazione del rapporto. Successivamente, l'Agenzia delle Entrate ricalcola l'imposta definitiva basandosi sull'aliquota media dei tuoi redditi degli ultimi cinque anni di lavoro. Qualora l'aliquota media risulti superiore a quella applicata dall'azienda, l'Agenzia ti invierà un avviso per saldare la differenza.
Sulla rivalutazione annua: viene applicata un'imposta sostitutiva fissa alla fonte, attualmente pari al 17%.
Puoi richiedere l'anticipo del TFR se hai maturato almeno 8 anni di servizio ininterrotto presso la stessa azienda e per fronteggiare specifiche spese eccezionali comprovate.
La normativa stabilisce che i lavoratori aventi diritto possano ritirare un importo massimo pari al 70% del fondo maturato fino a quel momento, unicamente per i seguenti motivi:
Spese mediche straordinarie e interventi di particolare gravità per te o per i tuoi familiari a carico.
Acquisto della prima casa per te o per i tuoi figli.
Spese da sostenere durante i congedi parentali o per la formazione continua.
Entro sei mesi dall'assunzione, devi decidere se lasciare il tuo TFR in azienda oppure destinarlo a un fondo pensione complementare; in assenza di scelta, scatta il meccanismo del “silenzio-assenso”. Con l'adesione tacita, le tue quote future vengono trasferite automaticamente al fondo negoziale previsto dal tuo CCNL o, in mancanza di questo, a un fondo residuale istituito presso l'INPS.
Come vedi, si tratta di una scelta cruciale per la tua pianificazione previdenziale.
Se decidi di lasciare il capitale in azienda, i fondi vengono gestiti dal datore di lavoro (o versati al Fondo Tesoreria per imprese con più di 50 dipendenti). In caso di insolvenza o fallimento dell'azienda, il capitale non andrà perso: interverrà il Fondo di Garanzia INPS a tutela e liquidazione dei tuoi risparmi maturati.
Se decidi invece di destinare le quote a un fondo pensione, i tuoi risparmi vengono investiti sui mercati finanziari. Questo comporta l'esposizione alle naturali oscillazioni di mercato, ma ti offre il potenziale per rendimenti superiori e ti garantisce una tassazione finale estremamente agevolata, decrescente dal 15% fino al 9%, decisamente inferiore al prelievo base del 23% previsto per le somme rimaste in azienda.
Ai sensi dell'art. 2122 del Codice Civile, in caso di morte del dipendente prima della cessazione dell'impiego, l'intero capitale maturato non va perso. Viene corrisposto sotto forma di indennità ai superstiti, seguendo un ordine di priorità che tutela il coniuge, i figli e, se vivevano a carico, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo.
Al momento della cessazione del rapporto di lavoro, ricevi l'intera somma accumulata sotto forma di capitale direttamente sul tuo conto. Lasciare questo importo fermo espone i tuoi risparmi alla perdita di potere d'acquisto dovuta all'inflazione e ai costi di tenuta conto.
Per chi cerca una soluzione a basso rischio per preservare questo patrimonio e generare un rendimento sicuro, lo strumento ideale è il conto deposito:
Massima sicurezza: fino a 100.000 € per depositante e per singola banca, i tuoi fondi sono protetti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) o da sistemi di garanzia europei equivalenti, offrendoti una tutela analoga a quella del Fondo di Garanzia INPS.
Flessibilità su misura: puoi optare per linee vincolate per massimizzare l'interesse accumulato, oppure per soluzioni svincolabili che ti permettono di far fronte agli imprevisti.
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Il datore di lavoro deve erogare la somma maturata solitamente entro 30 o 45 giorni dalla cessazione del rapporto lavorativo, a seconda del Contratto Collettivo Nazionale (CCNL) di riferimento. Se i tempi si allungano oltre i limiti contrattuali, hai il diritto di richiedere gli interessi di mora.
No, non è consentito prelevare l'accantonamento aziendale per acquistare un veicolo. La normativa vigente limita l'erogazione anticipata (massimo 70% dopo 8 anni di anzianità) esclusivamente a spese mediche di straordinaria gravità, acquisto della prima casa o spese da sostenere durante congedi formativi e parentali.
Sì, la scelta è reversibile in qualsiasi momento. Puoi decidere in futuro di destinare le tue quote a un fondo pensione. Al contrario, la scelta verso la previdenza complementare è irrevocabile: una volta avviata, non si può riportare il capitale in azienda.
I tuoi risparmi sono tutelati dallo Stato. In caso di insolvenza o fallimento del datore di lavoro privato (indipendentemente dal numero dei suoi dipendenti), interviene direttamente il Fondo di Garanzia INPS che provvede a saldare integralmente tutte le quote maturate e non corrisposte.
Sì. Se perdi i requisiti di partecipazione al fondo di categoria (ad esempio perché cambi CCNL o diventi lavoratore autonomo), la legge ti consente di riscattare il 100% della posizione. Questo riscatto per perdita dei requisiti viene tassato con un'aliquota fissa del 23%.
Nota bene: questa guida ha scopo puramente informativo e non costituisce consulenza fiscale, legale o finanziaria. Ti invitiamo a consultare un professionista o un patronato per le tue scelte previdenziali.
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Tutti i tassi d’interesse indicati sono espressi in termini lordi, al netto delle imposte eventualmente applicabili in base alla normativa fiscale vigente.
Le informazioni riportate hanno finalità promozionale e non costituiscono un’offerta vincolante. Per conoscere in modo completo e dettagliato le condizioni economiche e contrattuali dei singoli prodotti, è necessario fare riferimento ai Fogli informativi e alla documentazione ufficiale messi a disposizione da ciascuna banca.